Second Life® è un “rifugio di artisti e designer”, non di persone frustrate e bisognose di evadere. Il mio commento all’articolo di Martina Pennisi.

Non scrivo mai in italiano e, mentre lo faccio, mi dà una sensazione di stranezza, assuefatta ormai alla lingua internazionale (un inglese essenziale e necessario alla comunicazione globale).

Chi mi conosce sa che non amo parlare in negativo e, se non apprezzo qualcosa, preferisco astenermi. Ci sono, tuttavia, delle eccezioni.

Una di queste è la “disinformazione“.

Il concetto di “disinformazione” è ampio, comprende diverse sfumature, e abbraccia anche molteplici tecniche giornalistiche.

Il mio post nasce dall’articolo di Martina Pennisi su Second Life® pubblicato sul Corriere della Sera e che vede, come intervistati, me e Mistero Hifeng.

Si tratta di un articolo molto breve, con una descrizione semplicistica e approssimativa di quello che oggi è Second Life®.

Dopo la lettura, ammetto di avere pensato: “ho dedicato diverso tempo alla presentazione di SL® e questo è tutto?”.

Sforzo vano, insomma.

I commenti su Facebook da parte di chi SL® la vive ogni giorno sono, comprensibilmente, negativi, delusi da un taglio giornalistico prevenuto e ironico.

Prevenuto, perchè nonostante io avessi dato alla giornalista link di luoghi affollatissimi da visitare, lei va a vedere il Duomo (sarà perchè è di Milano). Ironico, quando sostanzialmente dice che SL® è un luogo per chi ha bisogno di evadere (perchè Facebook e qualunque altro Social Network, no?).

Insomma, noi esseliani siamo una manica di frustrati, che contemplano spiagge virtuali non avendo nulla di meglio da fare.

Eppure SL® pullula di artisti eccellenti: ogni giorno mi stupisco della immensa creatività che la gente è in grado di mettere nelle sue immagini o nelle sue sculture. Per non parlare della genialità di chi costruisce sim dettagliatamente pensate e dal paesaggio intrigante. Persone che imparano da zero a costruire, usando software complicati come Blender, per trasmettere un’idea, un’emozione o un messaggio.

E che dire dei musicisti: cantanti, pianisti, dj che allietano con maestria le nostre serate in cambio di pochi linden.

E no, Martina, SL® non è quella che hai descritto in due righe: SL® la fanno le persone, con il loro entusiasmo e desiderio di imparare mettendosi in gioco ogni giorno.

E’ un gioco in continua crescita e, se fosse una piattaforma morta, non sarebbe vero che esistono persone che guadagnano attraverso la grid o, addirittura, persone che, come me, vengono aiutate economicamente da organismi come ArtByte per promuovere l’arte in SL®.

Anzi, a dirla tutta, non è nemmeno un gioco, come giustamente mi fanno notare Rubin Mayo e Lion Igaly, ma “è un mondo virtuale (MUVE) elettronico digitale online lanciato il 23 giugno 2003 dalla società americana Linden Lab a seguito di un’idea del fondatore di quest’ultima, il fisico Philip Rosedale. Si tratta di una piattaforma informatica nel settore dei nuovi media che integra strumenti di comunicazione sincroni ed asincroni e trova applicazione in molteplici campi della creatività: intrattenimento, arte, formazione, musica, cinema, giochi di ruolo, architettura, programmazione, impresa, solo per citarne alcuni” (Fonte: Wikipedia).

Nonostante tutto, credo che sia un bene che si parli di SL®: meglio che se ne parli, che cada nel dimenticatoio mediatico. E, se se ne parla, è perchè c’è motivo di discutenerne, altrimenti nessuno si prenderebbe la briga di creare un avatar solo per scrivere un articolo.

Giusto?

 

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