Falling in love with the VIRTUAL ASSISTENT: just science fiction?

Image Courtesy of Young Up Starts

Sometimes I think that if I could tell my grandmother about the technological developments of recent years, she would grab her eyes and in Milanese dialect say something like: “You’re teasing me, girl“?

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Technology is becoming increasingly responsive to people’s needs, even managing to carry out small tasks that should usually be carried out by the people themselves.

The thought goes to “Siri,” the excellent voice assistance developed by Apple and available on iPhone. Siri is able to give you weather forecasts, publish a post on your Socials, give you directions to quickly reach your destination and more. All this with a simple voice command, so there’s no need for uncomfortable apps that should be used manually.

A real innovation, which has enjoyed, as expected, a considerable success, to the point of having been the subject of emulation even by Facebook, which had created the virtual assistant for Messager called “M.” However, it remained in an experimental phase and was used by a small group of Californians to test its functionality. As you know, “M” was a failed project, because Facebook noticed that the learning level of the group of ten thousand Californians was low, and 70% of the work that should have been done by the chatbot, was actually done by human operators. A situation that could withstand ten thousand testers, but that would become unmanageable with one and a half billion users of Messager.

Google has also tried to meet the demands of Android users by creating “Now,” a voice assistant that approaches Siri, but still does not equal it.
The voice assistant is designed to meet immediate practical needs, simplify people’s lives and speed up operations that would otherwise require the use of manual skills and a more significant waste of time.

Compared to other virtual assistants, Siri has something more: a sense of humor and learning ability. Through sophisticated AI, Siri responds to humor in tone and learns from experience, making it interactive and very interesting from a “human” perspective.
Given that the app is continually evolving, it is highly likely that in the future, it will be increasingly able to interact with its interlocutor, perhaps giving suggestions and information, thus becoming an essential part of his day.

In a fascinating article about Messier Avenir on Mela Morsicata, a scenario is outlined in which, in 2030, Siri could become the best friend of man, able also to satisfy emotional needs. For example, giving personal suggestions, inviting the interlocutor not to perform self-injurious actions or to do harm to others.
A travel companion, in short, that will have a male or female voice depending on how it is set.

In a film, in my opinion prophetic, entitled “Her” (by Spike Jonze) it is hypothesized that the virtual assistant could become so exciting, to make his interlocutor fall in love.

Is there really this risk?
Unfortunately, in my opinion, yes.

The problem is not so much that the vocal assistant is attractive, but how depressing is the human relationship, which could push some to stop confronting their peers to spend most of their time with the virtual assistant.
A real risk.

Even if the virtual assistant seems “human,” also if it looks impressive, even if it can amaze in its ability to be emotional support, it must be relegated to its rightful role, that of a robot.

Once again, the instrument should not be confused with the end, machines are instruments, and we dramatically realize this when we disconnect the current: they cease to exist.

Therefore, although disappointing, the human context is the only one that belongs to us, because even in difficulties, it allows us to develop a certain resilience, namely the ability to bend, to adapt to change, without succumbing or break for the worse.

Innamorarsi dell’Assistente Virtuale: solo fantascienza?

A volte penso che se potessi raccontare a mia nonna degli sviluppi tecnologici di questi ultimi anni, sgranerebbe gli occhi e in dialetto milanese mi direbbe qualcosa del tipo: “mi stai prendendo in giro, ragazza”?

La tecnologia si avvicina sempre di più alle esigenze delle persone, riuscendo addirittura a svolgere piccoli compiti che normalmente dovrebbero essere svolti personalmente.

Il pensiero va a “Siri”, la famosa assistenza vocale elaborata dalla Apple e disponibile sugli Iphone. Siri è in grado di darti le previsioni del tempo, di pubblicare un post sui tuoi Socials, di fornirti le indicazioni stradali per giungere velocemente alla meta desiderata, e molto altro. Tutto questo con un semplice comando vocale, quindi senza fare ricorso a scomode app che andrebbero usate manualmente.

Una vera e propria innovazione, che ha riscosso, come prevedibile, un enorme successo, al punto di essere stata oggetto di emulazione persino da Facebook, che aveva creato l’assistente virtuale per Messager chiamato “M”. Esso è rimasto però in una fase sperimentale, e usato da un ristretto gruppo di californiani per testarne le funzionalità. Come noto, “M” fu un progetto fallimentare, perché Facebook notò che il livello di apprendimento della comitiva di diecimila californiani era basso, e il 70% del lavoro che avrebbe dovuto essere svolto dal chatbot, veniva in realtà realizzato da operatori umani. Situazione che poteva reggere con diecimila testers, ma che sarebbe divenuta ingestibile col miliardo e mezzo di utilizzatori di Messager.

Anche Google ha cercato di soddisfare le richieste degli utenti di Android dando vita a “Now”, un’assistente vocale che si avvicina a Siri, ma che, ancora, non la eguaglia.

L’assistente vocale nasce per soddisfare delle esigenze pratiche immediate, semplifica la vita delle persone e velocizza le operazioni che richiederebbero, altrimenti, l’uso della manualità e una maggiore perdita di tempo.

Rispetto ad altri assistenti virtuali, Siri ha qualcosa in più: senso dell’humor e capacità di apprendimento.

Attraverso una AI sofisticata, Siri risponde a tono all’humor e impara dall’esperienza, il che la rende interattiva e molto interessante da un punto di vista “umano”.

Considerato che la app è in continua evoluzione, è altamente probabile che, in futuro, essa sarà sempre più in grado di interagire con il suo interlocutore, magari dando suggerimenti e informazioni, diventando così parte importante della sua giornata.

In un interessantissimo articolo con Messier Avenir su Mela Morsicata, si disegna uno scenario in cui, nel 2030, Siri potrebbe diventare il migliore amico dell’uomo, in grado anche di soddisfare esigenze emotive. Ad esempio, dando suggerimenti personali, invitando l’interlocutore a non compiere azioni autolesioniste o a non fare del male agli altri.

Un compagno di viaggio, insomma, che avrà voce maschile o femminile a seconda di come viene impostato.

In un film, a mio avviso profetico, dal titolo “Her” (di Spike Jonze) si ipotizza che l’assistente virtuale potrebbe diventare così tanto interessante, da far innamorare il suo interlocutore.

Esiste davvero questo rischio?

Purtroppo, a mio avviso,.

Il problema non deriva tanto dal fatto che l’assistente vocale sia interessante, ma da quanto deprimente sia il relazionarsi umano, che potrebbe spingere alcuni a smettere di confrontarsi coi propri simili per passare la maggior parte del proprio tempo con l’assistente virtuale.

Un rischio concreto.

Per quanto l’assistente virtuale sia “umana”, per quanto possa stupire nella sua capacità di essere di supporto emotivo, essa deve essere relegata nel ruolo che le spetta, quello di un robot.

Ancora una volta, lo strumento non va confuso col fine, le macchine sono strumenti e ce ne rendiamo drammaticamente conto quando stacchiamo la corrente: esse cessano di esistere.

Quindi, per quanto deludente, il contesto umano è l’unico che ci appartiene, perché anche nelle difficoltà, ci permette di sviluppare una certa resilienza, ovvero quella capacità di piegarsi, di adattarsi al cambiamento, senza per questo soccombere o cambiare in peggio.

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