HYPERCUBE” by Moki Yuitza @LEA19

Second Life® becomes an increasingly defined and exciting virtual world, the avatars are credible and the environments convincing. We know that this improvement was possible with the arrival of the mesh, that is, through the use of 3D modeling programs that allow you to manipulate with greater precision and definition than traditional prims.

SCORRI IN FONDO PER L’ITALIANO

This conviction accompanied me until my meeting with the installation by Moki Yuitza, entitled “HyperCube.” It’s the first installation of this artist, that’s why I wanted to ask her some questions, to better understand her intentions and her history. Fortunately, Moki had the patience to satisfy my curiosity by answering point by point.

HYPERCUBE BY MOKI YUITZA

Oema Resident: How long have you been working with SL® art?

Moki Yuitza: Art has always interested me also in RL, so discovering the artistic dimension of SL was natural. I had the good fortune to meet people from the creative environment very early, almost at the beginning of my SL, and it is since then that I follow them first and foremost and every event or exhibition of which I have news.

Oema Resident: Why do you like to express yourself through a virtual world?

Moki Yuitza: As a science fiction enthusiast, the virtual dimension fascinated me even before experimenting with it, and in particular the almost infinite possibilities of expression. From the customization of the avatar to the creation of entire sim, with a few basic shapes and some opportunities to modify them you can create almost anything. I immediately started trying to use the tools I had available, and I realized that “I could do it too.” The next step was natural, trying and trying again to get what I wanted, and in doing so, I just understood that this tool, SL, was congenial to me. In RL drawing, or maybe it would be more accurate to say scribble, but here I can realize my dreams, my fantasies, in short, all the images that I have in mind.

Oema Resident: Was your installation, “HyperCube,” born with a specific idea in mind?

Moki Yuitza: “Hypercube” was born from the idea of a multidimensional labyrinth and, although, with some modification compared to the original plan, it is substantially faithful to it. The Tesseract, or hypercube, i.e., 4-dimensional cube, is one of the most widespread and popular images of multidimensional space, and since the hub is the first base par excellence, it was natural to associate the two models.

Oema Resident: Who would you like to thank for helping you to realize this complex artistic project?

Moki Yuitza: “Hypercube” owes a lot to all the magnificent artists who populate SL and fill this metaverse with their incredible creations. They inspired me, stimulated me, forced me to dream, I would say. I could start a list of names, but it wouldn’t be complete or exhaustive. But there are two people I want to name, without whom we would not be here to talk. The first is Solkide Auer, a long-time friend, and mentor, who not only taught me a lot technically but above all managed to convince me to embark on the venture. The second is Maddy (Magda Maroa), for her precious advice but above all for her support and encouragement. My thanks go to them, and to all those whom I have not mentioned here (but who I have thanked separately, so they know very well that I am talking about them …) who have helped me in this “birth.” The merits, if there are any, also and above all go to them.

MOKI YUITZA

The installation can be visited in two ways, either on foot or by following the teleporter located at the landing point.

For optimal visibility, it is essential to activate Advance Lighting Model: this will allow you to enjoy the best light effects and projections.

Arriving at the landing point, the setting looks sweet and cheerful. The corridors themselves, illuminated by blue lights, are comfortable and mark a path for the visitor. “Hypercube” is a passage, a way in that labyrinth of the mind that some fear of traveling or even just take the road, where others are burning with the desire to know them, in many facets. The thought is fascinating, but also destabilizing and when you decide to explore it you never know in advance what you will discover. A bit like Moki’s installation, when you start walking through the corridors, you have no idea what and how many nuances of the mind you will get to know, nor if they will be moving, involving or destabilizing. From my point of view, the various ego rooms hosted by the HyperCube are all three of these characteristics, that is, moving, engaging and destabilizing.

HYPERCUBE BY MOKI YUITZA

The family theme, for example, is seen not only in its sweetest and most loving aspects but also in its cruelest and most harmful elements. Anger, violence against women, death but also fantasy, dream, and creativity are all themes that are developed and to which Moki gives meaning, placing them in a precise sequence to transmit, in turn, the emotions that inhabit the maze of her mind.

References

HyperCube by Moki Yuitza

“HYPERCUBE” a cura di Moki Yuitza @LEA19

Second Life® diventa un mondo virtuale sempre più definito e interessante, gli avatars sono credibili e gli ambienti convincenti. Sappiamo che questo miglioramento è stato possibile con l’arrivo del mesh, ovvero attraverso l’uso di programmi di modellazione 3D che consentono di manipolare con maggiore precisione e definizione rispetto ai tradizionali prims.

Questa convinzione mi ha accompagnata a braccetto sino al mio incontro con l’installazione di Moki Yuitza, intitolata “HyperCube” . Si tratta della prima installazione di questa artista, per questo motivo ho voluto porle alcune domande, allo scopo di comprendere meglio le sue intenzioni e la sua storia. Fortunatamente Moki ha avuto la pazienza di soddisfare la mia curiosità rispondendo punto per punto.

HYPERCUBE BY MOKI YUITZ

Oema Resident: Da quanto tempo ti occupi di arte in SL®?

Moki Yuitza: L’arte mi ha sempre interessato anche in RL, quindi lo scoprire la dimensione artistica di SL è stato naturale. Ho avuto la fortuna di conoscere persone dell’ambiente artistico molto presto, quasi all’inizio della mia SL, ed è da allora che seguo loro in primis ed ogni evento o mostra di cui ho notizia.

Oema Resident: Perchè ti piace esprimerti attraverso un mondo virtuale?

Moki Yuitza: Da appassionata di fantascienza la dimensione virtuale mi ha affascinato ancora prima di sperimentarla, e in particolare le possibilità di espressione pressoché infinite. Dalla personalizzazione dell’avatar alla creazione di intere sim, con poche forme basiche ed alcune possibilità di modificarle è possibile creare pressoché tutto. Ho iniziato immediatamente a provare ad utilizzare gli attrezzi che avevo a disposizione e ho capito che “potevo farlo anche io”. Il passo successivo è stato naturale, provare provare e ancora provare per ottenere quello che volevo, e nel farlo ho semplicemente capito che questo strumento, SL, mi era congeniale. In rl disegno, o forse sarebbe più esatto dire scarabocchio, ma qui posso realizzare i miei sogni, le mie fantasie, insomma tutte le immagini che ho in mente.

Oema Resident: La tua installazione, “HyperCube“, è nata con un’idea specifica in mente?

Moki Yuitza: “Hypercube” è nato dall’idea di un labirinto multidimensionale e, seppure con qualche modifica rispetto all’idea originaria, ne è sostanzialmente fedele. Il tesseratte, o ipercubo cioè cubo a 4 dimensioni, è una delle immagini più diffuse e popolari di uno spazio multidimensionale, ed essendo il cubo il prim base per antonomasia, è stato naturale associare le due immagini.

Oema Resident: Chi ti senti di ringraziare per averti aiutata a realizzare questo complesso progetto artistico?

Moki Yuitza:  “Hypercube” deve molto a tutti i magnifici artisti che popolano SL e riempiono questo metaverso con le loro incredibili creazioni. Mi hanno ispirato, stimolato, costretto a sognare, direi. Potrei iniziare un elenco di nomi, ma non sarebbe completo nè esaustivo. Ci sono però due persone che voglio nominare, senza le quali non saremmo qui a parlare. La prima è Solkide Auer, amico e mentore di vecchia data, che non solo mi ha insegnato moltissimo tecnicamente, ma soprattutto è riuscito a convincermi a lanciarmi nell’impresa. La seconda è Maddy (Magda Maroa), per i preziosi consigli ma soprattutto il sostegno e l’incoraggiamento. Il mio grazie va a loro, e a tutti coloro che non ho nominato qui (ma che ho ringraziato in separata sede quindi sanno benissimo che sto parlando di loro…) che mi hanno aiutato in questo “parto”. I meriti, se ce ne sono, vanno anche e soprattutto a loro.

L’installazione è visitabile in due modi, o a piedi, oppure seguendo il teleporter ubicato al landing point.

HYPERGRID BY MOKI YUITZA 

E’ importante, per una visibilità ottimale, attivare Advance Lighting Model: questo permetterà di gustare al meglio i giochi di luce e le proiezioni.

Atterrando al landing point, l’ambientazione appare dolce e allegra. Gli stessi corridoi illuminati da luci blu sono confortevoli e segnano un percorso per il visitatore. “Hypercube” è un passaggio, un cammino in quel labirinto della mente che alcuni temono percorrere o anche solo imboccarne la strada, laddove altri ardono dal desiderio di conoscerli, nelle molteplici sfaccettature. La mente è affascinante, ma anche destabilizzante e quando decidi di esplorarla non sai mai in anticipo cosa scoprirai. Un po’ come l’installazione di Moki, quando inizi a percorrere i corridoi non hai idea con quali e quante sfumature della mente farai la conoscenza, né se saranno commoventi, coinvolgenti o destabilizzanti. Dal mio punto di vista le varie stanze dell’Io ospitate dal “HyperCube” sono tutte e tre queste caratteristiche, ovvero commoventi, coinvolgenti e destabilizzanti.

Il tema della famiglia, ad esempio, viene visto non solo nei suoi aspetti più dolci e amorevoli, ma anche in quelli più crudeli e dagli esiti nefasti. Rabbia, violenza sulla donna, morte ma anche fantasia, sogno e creatività sono tutte tematiche che vengono sviluppate e a cui Moki dà un senso, collocandole in una sequenza precisa allo scopo di trasmettere, a sua volta, le emozioni che abitano il labirinto della sua mente.

Riferimenti

“Hypercube” by Moki Yuitza

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