Metalux @Vibes Art Gallery

Shi Bumi @W i b e Gallery

Starting from March 1 is open to the public the exhibition “Metalux” by Sergio Jiadom and Shi Bumi, hosted by the Vibes Gallery. For those who do not know it, the Vibes Gallery is a charming and grunge structure organized in the sky at the Wanderers Retreat Region.
The artistic curator of Vibes is Eviana Robbiani, while Luhnea Resident took care of the architectural aspect of the building, furnished with care and attention to detail.
Sergio Jiadom‘s works are close-ups of women in black and white or in some cases sepia. A single source of light illuminates the faces. It creates synoptic forms of shadow: they give the expressions captured in those artistic shots an aura of mystery, of the dream. Sergio Jiadom titled all his works with “shadow nr…” by changing only the number in the title. This particular is a characteristic that allows us to understand the importance that the artist gives to the shadow in his works. What happens if art is composed of shadow? To better understand, it is necessary to overturn the original point of view that we all know, that is, the light projecting itself, generates beams of shadow. Let’s imagine instead that light is manipulated to give shape to shadows. What we have before us will be works made of darkness, of absence, but no less concrete and evocative than those made of bodies and colors.
The idea of shadow that has become a work of art is the result of contemporaneity.


There is a phrase by Junichiro Tanizaki mentioned in his “Book of Shadows” that effectively describes Sergio Jiadom‘s images: “In truth, there are neither secrets nor mysteries: everything is the magic of shadow.” Shadow has its charm, an ability to stratify and become matter.
A dark beauty that is no longer hell, sin, damnation but the dream and at the same time truth.
In the history of art, the shadow has had different roles: in some cases, it has been used to give depth and consistency to the props, in other cases it was only a small spot stretched under the feet and, in Byzantine art, it disappeared altogether.
Shi Bumi‘s works are also in black and white, with close-ups and half-busts. In some images, the reference to BDSM is quite evident, in a sequence of details that leave room for the imagination. Among the photos on display, I was particularly struck by “Save a prayer,” a half-length bust of a beautiful naked woman who seems to pray. The light deludes the sad face and the bowed head, while everything else is in the shade, leaving room for the game of “I see, I don’t see.”
The close-up male entitled “Yugen” has also a great impact. It amazes the visitor for the particular expressiveness of the face. An important feature if you think that we are talking about the portrait of an avatar.
Unfortunately, the artists have not left a biography of their own to draw on for more information.
Speaking with Eviana Robbiani and Luna Resident, I learned that Sergio Jiadom and Shi Bumi are two “new entries” in the Esselian art sector.
I will follow these artists in the future because I think they deserve attention in the artistic world of SL®.

References

W i b e Gallery

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Metalux alla Vibes Art Gallery

Dal 1 marzo è aperta al pubblico l’esibizione “Metalux” di Sergio Jiadom e Shi Bumi, ospitata dalla Vibes Gallery. Per coloro che non la conoscessero, la Vibes Gallery è una struttura suggestiva e grunge ospitata in cielo presso la Wanderers Retreat Regione.

Curatore artistico della Vibes è Eviana Robbiani, mentre Luhnea Resident si è occupata dell’aspetto architettonico dell’edificio, arredato con cura e curato nei minimi dettagli.

I lavori di Sergio Jiadom sono primi piani di donna in bianco e nero o in alcuni casi color seppia. I volti sono illuminati da un’unica sorgente di luce che crea delle sinouse forme di ombra: esse regalano alle espressioni colte in quegli scatti artistici un alone di mistero, di sogno. Sergio Jiadom intitola tutti i suoi lavori con “ombra nr…” , modificando solo il numero nel titolo. Si tratta di una caratteristica che permette di comprendere l’importanza che l’artista dà all’ombra nei suoi lavori. Cosa accade se l’arte è fatta di ombra? Per comprenderlo è necessario ribaltare il punto di vista originario che tutti conosciamo, ovvero la luce proiettando se stessa, genera fasci di ombra. Immaginiamo invece che la luce venga manipolata per dare forma alle ombre. Quello che avremo davanti saranno opere fatte di oscurità, di assenza, ma non per questo meno concrete e suggestive di quelle fatte di corpi e di colori.

L’idea di ombra che diventata opera d’arte è frutto della contemporaneità.

C’è una frase di Junichiro Tanizaki menzionata nel suo “Libro d’ombra” che descrive in modo efficace le immagini di Sergio Jiadom: “In verità, non esistono né segreti, né misteri: tutto è magia dell’ombra”. L’ombra ha un fascino suo, una capacità di stratificarsi e divenire materia.

Una bellezza oscura che non è più inferno, peccato, perdizione ma sogno e al contempo verità.

L’ombra, nella storia dell’arte, ha avuto ruoli diversi: in alcuni casi essa è stata usata per conferire profondità e consistenza agli oggetti di scena, in altri casi essa era solo una piccola macchia allungata sotto i piedi e, nell’arte bizantina essa spariva del tutto.

Anche i lavori di Shi Bumi sono in bianco e nero, primi piani e mezzi busti. In alcune immagini il richiamo al BDSM è piuttosto evidente, in una sequenza di particolari che lasciano spazio alla immaginazione. Tra le immagini esposte mi ha colpita in particolare “Save a prayer”, un mezzo busto di una bellissima donna nuda che sembra pregare. La luce illuma il volto triste e il capo chino, mentre tutto il resto è in ombra, lasciando spazio al gioco del “vedo, non vedo”.

Di notevole impatto è anche il primo piano maschile intitolato “Yugen” che stupisce il visitatore per la particolare espressività del volto: una caratteristica importante se si pensa che stiamo parlando del ritratto di un avatar.

Purtroppo gli artisti non hanno lasciato una loro biografia a cui attingere per avere maggiori informazioni.

Parlando con Eviana Robbiani e Lunhea Resident, ho appreso che Sergio Jiadom e Shi Bumi  due “new entry” nel settore artistico esseliano.

Seguirò questi artisti in futuro perchè credo che meritino attenzione nel mondo artistico di SL®.

Riferimenti

W i b e Gallery

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Frenchy and Caly’s exhibition @Wild Weed & SS25 Art Gallery

Frenchy and Caly's Art Exhibition @The Wild Weed & SS25

The Wild Weed & SS25 Art Gallery hosts the artistic exhibition by Frenchy25 (UUID: 3be35c30-93b2-4ae2-bd7b-7c6be5bf5955) and by Calypso Applewhite (UUID: 1bdf1a00-b393-4935-9aa8-75b9af8c9637). Frenchy25 is the artistic curator at the VOIR art gallery.  He and his partner Calypso are artist who skillfully manipulates the images captured in SL® to obtain interesting results.
On the occasion of his opening, the enchanting Phoemie Alcott played the piano and sang uniquely. I confess that I have appreciated Phoemie for many years, her introspective style and her ability to compose unique and exclusive music for artistic events make her an icon of the music world of SL®.
The idea of choosing Phoemie as the artist for the opening was a winning one because Frenchy and Caly’s images also have a robust introspective meaning. Music and art were well amalgamated to give viewers a unique and rare experience.
I have recorded a video to future memory of this enchanting evening.

Machinima

Reference

The Wild Weed & SS25

Frenchy’s Flick

Calypso Applewhite’s Flickr

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“Danza”, l’ultimo show delle “Nuvole Cadute”

Danza, Le Nuvole Cadute in Second Life®

Danza” è il titolo dell’ultimo spettacolo delle Nuvole Cadute, nota compagnia teatrale che, da tempo, organizza pregevoli eventi artistici grazie alla collaborazione con la Linden Environment for the Art (LEA). Seta Rosea, autrice dei testi insieme a Cornelia Longfall, mi ha gentilmente invitata a partecipare allo spettacolo e la ringrazio di questo, perchè il teatro è sempre uno dei miei intrattenimenti preferiti. Non ho una competenza particolare in questo campo, quindi quanto sto per scrivere è semplicemente il frutto delle mie impressioni e non ha nessuna pretesa di voler essere una recensione professionale.

“Danza” è il titolo della rappresentazione che ha l’amicizia come argomento principale. Questo aspetto è chiarito immediatamente nella scena iniziale, in modo da consentire allo spettatore di avere una visione precisa del tema che verrà sviluppato strada facendo. Tale scena, interpretata da Alex Coglilattimo, recita così:

Musica che si trasforma in movimento e diviene ..danza. Danza è la trasposizione simbolica  dell’amicizia. E’ una delle visioni del senso di amicizia.

Le successive interpetazioni sviluppano questo tema iniziale, donandogli corpo e arricchendolo di significato.

La prima scena è interpretata da Mebius Alenquer (UUID: 4c1979ab-bb4c-4db9-9ee4-133f77aeb867):

Cerco un’immagine, una famigliare, una che sappia accompagnarmi, che sappia darmi la mano quando ne avrò bisogno. Cerco quel qualcosa che non ho e mi siedo su questa panchina vicina ad un punto che sovrasta un fiume… che scorre e va… va via. Forse sono io quell’ acqua   e chissà cosa pagherei invece per esser quel ponte che aiuta a passare da una sponda all’altra senza il rischio di esser travolto.

La seconda scena è interpretata da Cornelia Longfall (UUID: 412482ac-d5be-4ee9-961a-f6bf82ea8bd9):

I primi gradini li saltavo a due a due, erano i primi ed io ero forte, veloce, in forma e via su per queste scale a spirale che portavano lassù… in alto. Come un navigare nel buio abbandonandomi alle onde e via su questi gradini sempre più su.

Ma dimmi dove sei non ti sento più, non dovevi venire questa sera a prendermi per abbracciarmi e per portarmi via?… e su dai non ricordi ci si doveva abbracciare anche quando si era stanchi… un modo lo si trova proprio perché si è stanchi.

La terza scena chiarisce bene il senso dell’amicizia ed è interpretata da Didi Morissey:

Nella vita c’è chi ti cammina avanti, forse troppo veloci da non poterli seguire; poi ci sono quelli che camminano dietro di te, forse troppo lenti, troppo fermi da non riuscire a spingerli avanti e poi ci sono quelli che camminano al tuo fianco, quelli che camminano con te, mai troppo veloci, mai troppo lenti, ma insieme a te, tenendo il tuo stesso passo. Quelli sono gli amici, son quelli che condividono con te i tuoi momenti e tu con loro… i loro momenti, c’è condivisione. Camminano sempre al tuo fianco, anche quando piove.

Quello che sa camminare al tuo fianco è anche quello che sa insegnarti a volare. Ti prende le braccia e dolcemente te le libera nell’aria con movimenti sinuosi, con quella apertura tipica di un’Aquila che mostra le sue ali al cielo e nel cielo ci vola dentro silenziosamente.

Nella quarta scena l’amicizia abita nei cuori di donne che hanno età diverse, incurante della distanza temporale tra le due ed è recitata da Lunhea:

Pensate la mia amica accetta di vedermi anche con le rughe che stanno disegnando il mio nuovo volto, mentre lei ha ancora la pelle vellutata. Però ormai sono anni che indosso il suo cappotto e mi tiene caldo, porto la sua sciarpa di lana intorno al collo nelle giornate più fredde…la mia amica.

Nella scena finale si conclude dando risalto all’amicizia come valore e un consiglio:

Riprendiamo l’energia di parlare ed esternare qualsiasi cosa ad un amico, ad una amica e pensiamo che loro farebbero lo stesso con noi. Lottiamo per sentirci dire…io ci sono anche se non mi vedi, tu ti volti ed io sono qui, cammino insieme a te, danziamo ancora su questa musica infinita!

“Danza” è una rappresentazione teatrale che valorizza i buoni sentimenti, invogliando a fidarsi degli amici e a donarsi a loro, anche se in passato siamo stati delusi.

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CHANGING MOODS by Monique (Moni) Beebe @NITROGLOBUS

And here I am again at the Nitroglobus Roof Art Gallery, this time to write up about the black and white photographic exhibition of Monique (Moni) Beebe.

SCORRI IN FONDO PER L’ITALIANO

Even though this period is convulsive for me and, sometimes, it seems to me to “chase” the commitments without succeeding, today in the early morning I took time to immerse myself in the various “moods” of the right Monique.

The first aspect that I think it is useful to clarify, especially for those who read me in Italian, is the meaning of the word “mood” and in what sense it is used in contexts such as the artistic one, for example.

The word “mood” means “disposition.” It’s a term used a lot nowadays to describe one’s mood: an example is a phrase “I’m in the right mood to get out.” This word also takes on a more “abstract” meaning to indicate a climate or atmosphere (for example, one could say that “the country is in the middle of a Christmas mood”). Source: Lettera43

In the case of Monique, the various “moods” tell a story, a way of feeling and living the moments in virtual. And, therefore, they say of situations that are also very different from each other.

The leitmotif of the photographer’s exhibition is, however, only one: the criticism of the exploitation of women, a phenomenon that also occurs in the virtual world. That is, the woman “used and thrown away.” A phenomenon that must not be limited to the sexual sphere, in the sense that the manipulation of the woman often occurs most subtly, through the “hope” used as the most cowardly and subtle poison. Hope generates illusion, it leads the woman to the oblivion of herself, leaving her at the mercy of events to the point of abandonment and disappointment.

CHANGING MOODS by Monique (Moni) Beebe @NITROGLOBUS

Of course, on this occasion, the artist is recounting her point of view as a woman, so in no case do either she or I mean that the manipulation takes place exclusively by the man against the woman, knowing well that (often) happens the exact opposite.

Monique’s images, besides denouncing a condition of emotional exploitation of the woman, also represent a narration of how the artist’s “dolls” are built. For example, in some images, we can observe artificial arms and legs.

Reading the artist’s biography, available as always at the landing point of the Nitroglobus Roof Art Gallery, I learn that Monique is from Holland and has an arts education combined with the use of the PC. She is also a photographer in RL, where she takes many photographs.

Changing Moods“, which represents the various moods of the artist, also brings me into a certain “mood” that I will describe as follows.

In Monique’s elegant black and white exhibition, I see the creation and mortification of the woman in each shot. The woman first exalted and loved, then exploited and left behind.

It is inevitable to go back over apparently brilliant love stories with my mind, which ended in the worst possible way. Even though they are only observed from the outside, they had left a deep sense of bitterness, especially when I was involved as a friend of the couple.

Leaving aside the distinction between real and virtual, which goes the time it finds, being us always, wherever we are, the exploitation of the feminine side is a sadly known theme.

I conclude by saying that I wholeheartedly agree with Monique’s choice to present this exhibition in black and white, because, unlike color, black and white enhances emotions, forcing the viewer to pay attention to the subject represented, significantly improved by plays of light and shadow.

Monique’s exhibition will be open until the end of October, so I suggest to take an opportunity to enter his “moods”.

References

CHANGING MOODS by Monique (Moni) Beebe @NITROGLOBUS

CHANGING MOODS di Monique (Moni) Beebe @NITROGLOBUS

Ed eccomi nuovamente al Nitroglobus Roof Art Gallery, stavolta per raccontare della esposizione fotografica in bianco e nero di Monique (Moni) Beebe

Nonostante questo periodo sia per me convulso e, a volte, mi sembra di “rincorrere” gli impegni senza riuscirci, stamattina sul presto mi sono regalata del tempo per immergermi nei vari “moods” della brava Moni.

Il primo aspetto che credo sia utile chiarire, soprattutto per chi mi legge in italiano, è il significato della parola “mood” e in quale accezione venga utilizzata in contesti come quello artistico, ad esempio.

La parola “mood” significa “stato d’animo”, “disposizione”. Si tratta di un termine utilizzato moltissimo al giorno d’oggi per descrivere il proprio umore: un esempio è la frase “sono nel mood giusto per uscire”. Questa parola assume anche un significato più “astratto” per indicare un clima o un’atmosfera (ad esempio si potrebbe dire che “il paese è in pieno mood natalizio”). Fonte: Lettera43

Nel caso di Monique, i vari “moods“, ovvero “stati d’animo” raccontano una storia, un modo di sentire e vivere i momenti nel virtuale. E, quindi, narrano di situazioni anche molto differenti fra loro.

Il filo conduttore della esposizione della fotografa è, però, uno solo: la critica alla strumentalizzazione della donna, fenomeno che avviene anche nel mondo virtuale. Ovvero, la donna “usata e gettata”. Fenomeno che non deve essere arginato all’ambito sessuale, nel senso che la manipolazione della donna avviene, molto spesso, nel modo più subdolo, attraverso la “speranza” utilizzata come il più vile e sottile veleno. La speranza genera illusione, conduce la donna verso l’oblio di se stessa, lasciandola in balia degli eventi fino all’abbandono e alla delusione.

Naturalmente, in questa occasione, l’artista sta raccontando il suo punto di vista di donna, quindi in nessun caso né lei né io intendiamo che la strumentalizzazione avvenga esclusivamente da parte dell’uomo nei confronti della donna, ben sapendo che (non di rado) accade l’esatto opposto.

Le immagini di Moni, oltre a denunciare una condizione di sfruttamento emotivo della donna, rappresentano anche una narrazione di come sono costruite le “bambole” dell’artista. Ad esempio, in alcune immagini, possiamo osservare braccia e gambe artificiali.

Leggendo la biografia dell’artista, disponibile come sempre al landing point del Nitroglobus Roof Art Gallery, apprendo che Monique è olandese e ha una formazione artistica abbinata all’uso del pc. Ella, inoltre, è una fotografa anche in RL, ove realizza molte fotografie.

Changing Moods“, che rappresenta i vari stati d’animo dell’artista, fa entrare anche me in un certo “stato d’animo” che descriverò così.

Nella elegante esposizione in bianco e nero di Monique, vedo la creazione e la mortificazione della donna in ciascuno scatto. La donna dapprima esaltata e amata, poi sfruttata e lasciata. 

E’ inevitabile ripercorrere con la mente storie d’amore apparentemente brillanti, concluse nel peggiore dei modi. Seppure da me osservate solo dall’esterno, hanno comunque lasciato un senso di profonda amarezza, soprattutto laddove io mi trovavo coinvolta in quanto amica della coppia.

Tralasciando la distinzione tra reale e virtuale, che lascia il tempo che trova, essendo noi sempre noi, ovunque siamo, lo sfruttamento del lato femminile è un tema tristemente noto.

Concludo dicendo che condivido pienamente la scelta di Monique di presentare questa esibizione in bianco e nero, in quanto, a differenza del colore, il bianco e nero esalta le emozioni, costringendo l’osservatore a prestare attenzione al soggetto rappresentato, notevolmente valorizzato da giochi di luce e ombra.

L’esposizione di Monique resterà aperta fino alla fine di Ottobre, quindi consiglio di cogliere un’ occasione per entrare nei suoi “moods“.

Riferimenti

CHANGING MOODS di Monique (Moni) Beebe @NITROGLOBUS

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“Fragments of time” by Megan Prumier @Voir Gallery

“Fragments of time” by Megan Prumier @Voir Gallery

I happened to be fascinated by the poster related to the event-exhibition of Megan Prumier, entitled “Fragments of time” hosted by the Voir Gallery, reading around on Facebook the promotions of various artistic events in Second Life®.

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I already had in mind to visit her performance, but then, for a series of commitments, I could not go to the Voir Gallery where, however, happened last night entirely by chance.

“Fragments of time” by Megan Prumier @Voir Gallery
“Fragments of time” by Megan Prumier @Voir Gallery

I don’t know how much my feelings can be understood, but I must admit that visiting Megan’s gallery was a panacea for me. In fact, after a beginning of the evening in the name of the bluntest jealousy, presumption, and rudeness (people will never cease to surprise me even if they “descend”), visiting in solitude the exhibition “Fragments of time” was therapeutic (art is a refuge for the soul broken by the senselessness of the human being).

Megan Prumier is a photographer and builder: I started to know and appreciate her since she was the owner of the DixMix Art Gallery. I was particularly impressed by her excellent taste in rearranging the construction of Fanatik, adapting it to the needs of an art gallery. On that occasion, I knew her both as a photographer (she exhibited her images at DixMix) and as a creator.

“Fragments of time” by Megan Prumier @Voir Gallery
“Fragments of time” by Megan Prumier @Voir Gallery

Megan is versatile, in addition to dedicating herself to 2D and 3D art, is also very involved in the organization of artistic events, not least the exhibition “Concrete Diorama” by Mistero Hifeng at GBTH Project.

“Fragments of time,” as the title suggests, is a photographic exhibition that captures the segments of each image, assembling them harmoniously and communicatively. Each fragment of vision seems to tell a story, or rather, it seems to want to bring the attention of the visitor on a specific aspect of the frame, letting you guess the story that takes place outside the scene.

Photography as a narrative technique: Julio Cortàzar was talking about it, saying: “I don’t know if you’ve ever heard a professional photographer talk about his art; I’ve always been surprised by the fact that he expresses himself, in many ways, as a writer of stories could. Photographers of the calibre of a Cartier-Bresson or a Brassai define their art as an apparent paradox: that of cutting out a fragment of reality, fixing certain limits on it, but in such a way that cut acts like an explosion that acts on a much wider reality, like a dynamic vision that spiritually transcends the field understood by the objective”.

“Fragments of time” by Megan Prumier @Voir Gallery
“Fragments of time” by Megan Prumier @Voir Gallery

There is a difference between a fragment of reality and a shot at random: the photographer chooses the first carefully because while taking the picture he already knows what he wants to represent.

Megan’s image fragments are, as she says, fragments of time, that is, fragments of life. They let us imagine what’s beyond the single shot and, often, the pictured is even more important than the single shot. When photography tells a story and makes our imagination fly, it becomes a work of art.

References

“Fragments of time” by Megan Prumier @Voir Gallery

“Frammenti di tempo” a cura di Megan Prumier @Voir Gallery

Leggendo quà e là su Facebook le promozioni di vari eventi artistici in Second Life®, mi è capitato di restare affascinata dal poster relativo all’evento-mostra di Megan Prumier, dal titolo “Frammenti di tempo”  ospitato dalla Voir Gallery.

Avevo già in mente di visitare la sua esibizione, poi però, per una serie di impegni, non mi è stato possibile recarmi alla Voir Gallery dove, invece, sono capitata ieri sera del tutto casualmente.

“Fragments of time” by Megan Prumier @Voir Gallery
“Fragments of time” by Megan Prumier @Voir Gallery

Non so quanto le mie sensazioni possano essere comprese, però devo ammettere che visitare la galleria di Megan è stato un toccasana per me. Infatti, dopo un inizio di serata all’insegna della più bieca gelosia, presunzione e maleducazione (le persone non finiranno mai di sorprendermi per quanto in “basso” riescano a scendere), visitare in solitudine la esibizione “Frammenti di tempo” è stato terapeutico (l’arte è un rifugio per l’anima infranta dalla insensatezza dell’essere umano).

Megan Prumier è fotografa e builder: ho iniziato a conoscerla e apprezzarla sin da  quando era owner della DixMix Art Gallery. In modo particolare mi aveva colpito il suo buon gusto nel riassettare la costruzione di Fanatik adeguandola alle esigenza di una galleria d’arte. In quell’occasione la avevo conosciuta sia come fotografa (alla DixMix esponeva le sue immagini) sia come creator.

“Fragments of time” by Megan Prumier @Voir Gallery
“Fragments of time” by Megan Prumier @Voir Gallery

Megan è versatile, oltre a dedicarsi all’arte 2D e 3D, si impegna molto anche nell’organizzazione di eventi artistici, non da ultimo l’esibizione “Concrete Diorama” di Mistero Hifeng presso la GBTH Project.

“Frammenti di tempo”, come suggerisce il titolo, è una mostra fotografica che coglie i segmenti di ciascuna immagine, assemblandoli in modo armonico e molto comunicativo. Ogni frammento di immagine sembra raccontare una storia, o meglio, sembra voler portare l’attenzione del visitatore su uno specifico aspetto dell’inquadratura, lasciando intuire la vicenda che si svolge al di fuori della scena.

La fotografia come tecnica narrativa: ne parlava Julio Cortàzar, che diceva: “Non so se abbiate mai sentito parlare un fotografo professionista della propria arte; a me ha sempre sorpreso il fatto che egli si esprima, per molti versi, come potrebbe fare uno scrittore di racconti. Fotografi del calibro di un Cartier-Bresson o di un Brassai definiscono la loro arte come un apparente paradosso: quello di ritagliare un frammento della realtà, fissandogli determinati limiti, ma in modo tale che quel ritaglio agisca come un’esplosione che agisca su una realtà molto più ampia, come una visione dinamica che trascenda spiritualmente il campo compreso dall’obiettivo”.

“Fragments of time” by Megan Prumier @Voir Gallery
“Fragments of time” by Megan Prumier @Voir Gallery

C’è differenza tra un frammento di realtà e un’inquadratura a caso: il fotografo sceglie la prima con cura, perché mentre scatta la fotografia egli sa già cosa vuole rappresentare.

“Fragments of time” by Megan Prumier @Voir Gallery
“Fragments of time” by Megan Prumier @Voir Gallery

I frammenti di immagine di Megan sono, come lei stessa dice, frammenti di tempo, ovvero, frammenti di vita. Lasciano immaginare cosa ci sia oltre la singola inquadratura e, spesso, l’immaginato è anche più importante del singolo scatto. Quando la fotografia racconta una storia e fa volare la nostra fantasia, essa diventa opera d’arte.

Riferimenti

“Fragments of time” by Megan Prumier @Voir Gallery

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Free lines, shapes and colours: the artistic expressiveness of Nabrej Aabye

Second-Life-Nabrej Aabye

I admit that expressive randomness has always fascinated me from an artistic point of view. That is, I let chance produce my work, and my hand becomes the tool with which inspiration can fully express itself.

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In general, expressive randomness is accompanied by abstractionism, that is to say, by that artistic branch that represents indefinite, unreal and dreamlike forms.

A saturday afternoon

Recently, in a completely random (nice coincidence) way, I discovered the images of Nabrej Aabye that, as he explains, are the result of the inspiration of the moment. That is, there is no hidden explanation behind his work, but mere accidentality.

To understand better what he means, I will quote his words:

Just draw lines, shapes, curves, put colors, lights and then come back and start over. Should I have stopped earlier? Did I go too far? I come back to the task, I refine, I improve, I adjust. And there? That’s good? No, you need shadows… The music is very beautiful, and you are there without being there. From time to time a little hello, a little smiley that makes us smile. Here, I need a line from here to here. I want to express something? No nothing, I don’t want to express anything, just let my hand go and my mind escape. Peace, serenitude, enjoying the present moment…

The hand draws alone, the thought is overcome by the present moment, from being there to the “power of now” would say, Eckhart Tolle.

Are you serious ?

Art becomes the way to discover oneself, to appreciate Life for what it is Now, without expectations.

Living without expectation: that is freedom.

References

Nabrej Aabye Flickr

Linee, forme e colori in libertà: l’espressività artistica di Nabrej Aabye

Ammetto che la casualità espressiva mi ha sempre affascinata da un punto di vista artistico. Ovvero, lascio che il caso produca il mio lavoro e la mia mano diventa lo strumento con cui l’ispirazione può pienamente esprimere se stessa.

In genere la casualità espressiva si accompagna all’astrattismo, ovvero a quel ramo artistico che raffigura forme indefinite, irreali, e oniriche.

Life Cycles / Cycles de Vie

Di recente, in modo del tutto casuale (simpatica coincidenza) ho scoperto le immagini di Nabrej Aabye che, come lui stesso spiega, sono il frutto dell’ispirazione del momento. Ovvero, non esiste una spiegazione recondita dietro i suoi lavori, bensì mera accidentalità.

Per comprendere meglio cosa egli intenda, riporto le sue parole:

Basta disegnare linee, forme, curve, mettere colori, luci e poi tornare e ricominciare da capo. Avrei dovuto fermarmi prima? Ho esagerato? Ritorno al compito, perfeziono, miglioriamo, mi aggiusto. E lì? Che è buono? No, avete bisogno di ombre… La musica è molto bella, e tu sei lì senza essere lì. Di tanto in tanto un po’ di ciao, un po’ di sorriso che ci fa sorridere. Qui ho bisogno di una linea da qui a qui. Voglio esprimere qualcosa? No, non voglio esprimere nulla, lascio andare la mano e la mente. Pace, serenità, godersi il momento presente….

La mano disegna da sola, il pensiero è vinto dall’attimo presente, dall’esserci al “potere di adesso” direbbe Eckhart Tolle.

Tracer découper copier coller dessiner

L’arte diventa il modo di scoprire se stessi, si apprezzare la Vita per quello che essa è Adesso, senza aspettative.

Vivere senza aspettative: questa è la libertà.

Riferimenti

Nabrej Aabye Flickr

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Nekotto, the artist who transforms Second Life® into a Japanese “Anime”

Second Life Nekotto

Second Life® is an excellent starting point for creativity and offers numerous possibilities to express your artistic vein.

LEGGI IN ITALIANO

Nekotto knows it well, having chosen to take photographs within the virtual world of Second Life® to make them as close as possible to a Japanese anime.

What is an “anime“?

Anime” is the abbreviation for animēshon (Japanese transliteration of the English word animation, “animation”). It is a neologism, therefore a word of new formation, which in the West indicates the works of animation produced by Japan, including those before the birth of the headword.

In the West it commonly speaks of “anime” generally meaning a “Japanese cartoon,” however, this definition is incomplete, not adequate to make the idea of what an “anime” really is.

Indeed, mistakenly of thinking that a Japanese cartoon is either for children or pornographic (therefore, for adults). In reality, different nuances do not find space in these commonplaces, such as manga, which is even addressed to specific socio-demographic categories, such as students, employees, etc..

The real pioneers of Japanese animation were the painter Seitarō Kitayama, and cartoonists Oten Shimokawa and Jun’ichi Kōuchi. (Source: Wikipedia).

In fact, the experimentation of animation dates back to them in a rudimentary way, photographing drawings made on a blackboard in sequence, to give the illusion of movement through the speed of passage from one to the other.

In the post-war period (World War II) the development of Japanese animation suffered a setback, due to the severe economic crisis that lasted for a long time.

In the ’60s, with the advent of television, the Japanese anime was able to develop and grow, enjoying success not only in Japan.

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Returning to SL®, artist Nekotto succeeds in effectively transforming accurate shots captured inworld into Japanese anime.

Her ability is twofold: on the one hand, using the objects of SL®, she creates suitable environments, on the other hand, Nekotto manipulates the images through graphics programs.

I tried to interview her, but she doesn’t speak English, so I can’t explicitly say which software she uses for that purpose.

However, her images speak for her, I have chosen some that I propose in this post.

References

Nekotto’s Flickr

 

Nekotto, l’artista che trasforma Second Life® in un “anime” giapponese

Second Life® è un ottimo spunto per la creatività e offre numerose possibilità di esprimere la propria vena artistica.

Nekotto lo sa bene, avendo scelto di scattare fotografie all’interno del mondo virtuale di Second Life® allo scopo di renderle il più vicine possibile al un anime giapponese.

Che cos’è un “anime“?

“Anime” è l’abbreviazione di animēshon (traslitterazione giapponese della parola inglese animation, “animazione”). E’ un neologismo, quindi una parola di nuova formazione, che in Occidente indica le opere di animazione prodotte dal Giappone, comprese quelle antecedenti la nascita del lemma.

In Occidente comunemente di parla di “anime” intendendo in modo generico un “cartone animato giapponese”, tuttavia questa definizione è incompeta, non adeguata a rendere l’idea di cosa realmente un “anime” sia.

Infatti, erroneamente di pensa che un cartone animato giapponese sia o per bambini o pornografico (quindi, per adulti). In realtà, esistono diverse sfumature che in questi luoghi comuni non trovano spazio, come ad esempio i manga, che sono indirizzati addirittura a specifiche categorie socio-demografiche, come gli studenti, gli impiegati etc.

I veri pionioeri dell’animazione giapponese furono il pittore Seitarō Kitayama, e i vignettisti Oten Shimokawa e Jun’ichi Kōuchi. (Fonte: Wikipedia).

Infatti, risale a loro la sperimentazione dell’animazione in modo rudimentale, fotografando disegni realizzati su una lavagna in sequenza, in modo da dare l’illusione del movimento attraverso la velocità di passaggio dall’uno all’altro.

Nel periodo del dopoguerra (seconda guerra mondiale) lo sviluppo dell’animazione giapponese subì una battuta di arresto, a causa della grave crisi economica che durò a lungo.

Negli anni ’60, con l’avvento della televisione, l’anime giapponese potè svilupparsi e crescere, riscuotendo successo non solo in Giappone.

Tornando a SL®, l’artista Nekotto riesce a trasformare con efficacia scatti fotografici catturati inworld in anime giapponesi.

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La sua abilità è duplice: da un lato, sfruttando l’oggettistica di SL®, crea delle ambientazioni adatte, dall’altro Nekotto manipola le immagini attraverso programmi di grafica.

Ho cercato di intervistarla, ma lei non parla inglese, quindi non so dire nello specifico quali software lei usi al tal fine.

Tuttavia le sue immagini parlano per lei, ne ho scelte alcune che vi propongo in questo post.

Riferimenti

Nekotto Flickr

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When art meets the bicycle: BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery

BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery

Art has often met the bicycle, capturing its various aspects, colors, angles, and sensations.

The bicycle brings to mind an image of freedom, which the car is not able to transmit: it does not give, in fact, the wind on the body, the hair that caresses the face, that impression of moving quickly without losing contact with the context, human and environmental.

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Also, the bicycle carries fatigue and exercise, which is the antechamber of health and good humor.

Since I was a child, the bike has accompanied my days outdoors: the most painful falls have arrived with it and with roller skates!

Remembering these moments of childhood and childhood gives me lightheartedness for a moment and a smile on my lips.

These feelings that accompany my memories are undoubtedly shared by the exhibiting artists at the DixMix Art Gallery, which this time, makes us a gift of a themed exhibition: the bicycle.

A combination that I consider winning is that between bicycle and vintage images, so I particularly enjoyed the black and white photos.

This doesn’t mean that other images are less valuable, of course, it’s just my personal taste.

 

BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery
BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery

BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery
BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery

BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery
BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery

BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery
BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery

BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery
BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery

BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery
BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery

Upon arrival at the Gallery, you will be greeted by an explanatory note on the current exhibition, which gives a list of artists currently hosted at the DixMix Source‘s elegant structure.

There are 25 photographers in all, here are their names:

Parkin melusin
Key Monk
Michabo Mich
Loverdag
Randonee Noel
A.DeLauren
Megan Prumier
Dixmix source
Mr Noboby
Jimmy Boots
Ornella Batriani
Mareea Farrasco
Bliss Bookham
Anu Papp
Navarathna Tutsy
Twain
Gaus
Applewhyte Calypso
Kimeu Korg
Grace Rotunno
Skippy Beresford
karen oliven
Huckleberry Hax
Carisa Franizzi
Jonda Zabaleta

Walking through the corridors of the DixMix was very pleasant, mainly because it is interesting to see how the many artists have represented the same theme in a very different way.

Relaxation, dream, city life, ancient landscapes, the narration of a story and, even, sensuality, are just some of the themes that can be appreciated in this original exhibition of virtual photography that will remain open during July and August.

References

DixMix Art Gallery

Quando l’arte incontra la bicicletta: BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery

L’arte ha spesso incontrato la bicicletta, immortalandone i vari aspetti, colori, angolature e sensazioni.

La bicicletta ci fa venire in mente una immagine di libertà, che l’auto non è in grado di trasmettere: essa non regala, infatti, il vento sul corpo, i capelli che accarezzano il viso, quella impressione di muoversi rapidamente senza perdere il contatto con il contesto, umano e ambientale.

Inoltre, la bicicletta porta con sè fatica ed esercizio fisico, ovvero l’anticamera della salute e del buonumore.

Sin da piccola, la bicicletta ha accompagnato le mie giornate all’aperto: le cadute più dolorose sono arrivate con essa e con i pattini a rotelle!

Ricordare questi momenti di infanzia e fanciullezza, mi dona spensieratezza per un attimo e un sorriso sulle labbra.

Queste sensazioni che accompagnano i miei ricordi, sono certamente condivise dagli artisti espositori presso la DixMix Art Gallery, che questa volta, ci fa dono di una esibizione a tema: la bicicletta.

Un connubio che ritengo vincente è quello tra bicicletta e immagini d’epoca, quindi ho apprezzato in modo particolare gli scatti fotografici in bianco e nero.

Questo non significa che le altre immagini abbiano meno valore, ovviamente, si tratta solamente di un mio gusto personale.

BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery
BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery

BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery
BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery

BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery
BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery

BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery
BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery

BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery
BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery

BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery
BICYCLE EXHIBITION @ DiXmiX Gallery

All’arrivo presso la Galleria, vieni accolto da una notecard esplicativa sulla esibizione corrente, che regala un elenco degli artisti attualmente ospitati presso l’elegante struttura di DixMix Source.

I fotografi sono in tutto 25, ecco i loro nomi:

Melusina Parkin
Key Monk
Mich Michabo
Loverdag
Randonee Noel
A.DeLauren
Megan Prumier
Dixmix source
Mr Noboby
Jimmy Boots
Ornella Batriani
Mareea Farrasco
Bliss Bookham
Anu Papp
Tutsy Navarathna
Twain
Gaus
Calypso Applewhyte
Kimeu Korg
Grace Rotunno
Skippy Beresford
karen oliven
Huckleberry Hax
Carisa Franizzi
Jonda Zabaleta

Passeggiare tra i corridoi della DixMix è stato molto piacevole, soprattutto perchè è interessante vedere come i numerosi artisti hanno rappresentato lo stesso tema in maniera molto diversa fra loro.

Relax, sogno, vita di città, paesaggi antichi, narrazione di una storia e, addirittura, sensualità, sono solo alcuni dei temi che si possono apprezzare in questa originale esposizione di fotografia virtuale che resterà aperta durante i mesi di Luglio e Agosto.

Riferimenti

DixMix Art Gallery

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Astral Dreams Project: Italian art hosted by the evocative Spanish Steps

Astral Dreams Project is the brainchild of Jack Davies and Mina Arcana to promote Italian art through Second Life®.

LEGGI IN ITALIANO

The variety of Italian artists present in the ancient virtual world of Linden is incredible. No surprise if, as Italians, we are an expression of creativity and sensitivity, our tradition shows that art is familiar to us.

Astral Dreams Project is realized in collaboration with Linden Lab, which offered LEA 1 to host this event, where our artistic originality finds its temporary home (LEA 1 will be devoted to this project for 3 months).

Also, the creators Dogma9 and AcquaAria are collaborating on the project, creating the evocative setting characterized by the Spanish Steps, the Trinità dei Monti, and the Barcaccia. The environment itself is already, in itself, one of the central works of art on display, for its fidelity to the original and its manipulative and stylistic ability.

Astral Dreams Project Astral Dreams Project Astral Dreams Project Astral Dreams Project Astral Dreams Project Astral Dreams Project

Finally, I collaborate on this project as an art curator, having chosen the exhibiting artists.

On the sides of the central staircase, to the left and right respectively, we find the “twin rooms” that house Ciottolina Xue and Mistero Hifeng.

Ciottolina Xue, with her sculpture markedly expressive of the artist’s state of mind, gives life to works, each of which tells its own story.

Mystery Hifeng, with his very clearly delineated style, is the artist of the disintegration of the Ego, of the superstructure, which points to the Essence.

Along Via Condotti, many artists, for each of whom there is a dedicated store, share their creativity that is expressed in very different forms.

Here is a short presentation of each of them.

Paola Mills presents her own conceptual photography, i.e., using the objects of the virtual world. She gives origin to images that transmit a message, an exact idea.

Lorys Lane photographs the environments she visits, giving the images a touch of personality that allows us to visit those locations through her eyes.

Renoir Adder is an extraordinarily creative and versatile oil painter. He imports into SL the paintings that he realizes in reality. His style is also unique for the cheerfulness of the colors he chooses with care.

Desy Falcone is a sweet photographer. Her images range from fantasy to conceptual, she is very versatile.

Maddy likes to combine SL photographs with shapes and colors, creating a unique style. She is a very communicative and original artist.

Clarisa Congrejo has exhibited her best and most recent black and white images. A photographer for many years, she has opened a successful shop selling poses for photographers… In my opinion, Clary brings into SL photographic techniques well known in reality.

Candie Sheel but make portraits, but she does so in a particular way. In fact, since she does not like the inexpressiveness typical of the avatar, even starting from an image taken in the virtual world, she manipulates it until she almost raises a doubt: real or virtual?

Degoya Galthie creates fractal art, giving life to relaxing shapes and movements with a pleasant effect.

Jarla Capalini has been an artist for several years, effectively transforming photography into art, making it similar to real paintings. His experience with painters is very clearly visible in his style.

Finally, among the exhibiting artists, there are also me with my drawings made on tablet and manipulated with Photoshop.

Shortly before the start of the installation of Astral Dreams Project, I had the pleasure to make a short interview with Jack Davies and Mina Arcana, to better explore how the idea of promoting Italian art was born.

Here is the video.

References

Astral Dreams Project

Astral Dreams Project: l’arte italiana ospitata dalla suggestiva Piazza di Spagna

Astral Dreams Project nasce da un’idea di Jack Davies e Mina Arcana allo scopo di promuovere l’arte italiana che si esprime attraverso Second Life®.

La varietà di artisti italiani presenti nell’antico mondo virtuale della Linden è incredibile. Nessuna sorpresa se, noi italiani, siamo espressione di creatività e sensibilità, la nostra tradizione dimostra che l’arte ci è familiare.

Astral Dreams Project è realizzato in collaborazione con Linden Lab, che ha offerto LEA 1 per ospitare questo evento, dove nostra originalità artistica trova la sua temporanea dimora (LEA 1 sarà destinata a questo progetto per 3 mesi).

Inoltre, collaborano al progetto i creatori Dogma9 e AcquaAria, che hanno dato vita alla suggestiva ambientazione caratterizzata da Piazza di Spagna, Trinità dei Monti e la Barcaccia. L’ambientazione stessa è già, di per sé, una delle principali opere d’arte esposte, per la fedeltà all’originale e l’abilità manipolativa e stilistica.

Infine, io stessa collaboro a questo progetto in qualità di curatore artistico, avendo scelto gli artisti espositori.

Ai lati della scalinata principale, rispettivamente a sinistra e a destra, troviamo le “stanze gemelle” che ospitano Ciottolina Xue e Mistero Hifeng.

Ciottolina Xue, con la sua scultura marcatamente espressiva dello stato d’animo dell’artista stessa, dà vita a opere ognuna delle quali racconta la sua storia.

Mistero Hifeng, con il suo stile molto ben delineato, è l’artista della disgrezione dell’Ego, della sovrastruttura, che punta all’Essenza.

Lungo Via Condotti numerosi artisti, per ciascuno dei quali vi è uno store dedicato, condividono la propria creatività che si esprime in forme anche molto differenti tra loro.

Ecco una breve presentazione di ognuno di loro.

Paola Mills presenta la propria fotografia concettuale, ovvero sfruttando gli oggetti del mondo virtuale dà orgine a immagini che trasmettono un messaggio, un’idea ben precisa.

Lorys Lane fotografa gli ambienti che visita, dando alle immagini un tocco di personalità che ci permette di visitare quelle locations attraverso i suoi occhi.

Renoir Adder è un pittore ad olio estremamente creativo e versatile. Egli importa in SL i quadri che lui stesso realizza nella realtà. Il suo stile è unico anche per l’allegria dei colori che egli sceglie con cura.

Desy Falcone è una dolcissima fotografa esseliana. Le sue immagini spaziano dallo stile fantasy a quello concettuale, essendo lei molto versatile.

Maddy ama combinare le fotografie di SL con forme e colori, dando vita a uno stile unico nel suo genere. E’ un’artista molto comunicativa e orginale.

Clarisa Congrejo ha esposto le sue migliori e più recenti immagini in bianco e nero. Fotografa da molti anni, ha aperto un negozio di successo che vende pose per fotografi.. A mio avviso Clary porta in SL tecniche fotografiche ben note nella realtà.

Candie Sheel ma realizzare ritratti, ma lo fa in un modo mlo particolare. Infatti, dato che lei non ama l’inespressività tipica dell’avatar, pur partendo da un’immagine scattata nel mondo virtuale, la manipola fino a quasi far sorgere un dubbio: reale o virtuale?

Degoya Galthie realizza arte frattalica, dando vita a forme e movimenti rilassanti e di piacevole effetto.

Jarla Capalini è un’artista da diversi anni che trasforma efficacemente la fotografia in arte, rendendola simili ai quadri reali. La sua esperienza presso pittori è molto ben visibile nel suo stile.

Infine, tra gli artisti espositori, ci sono anche io con i miei disegni realizzati su tavoletta grafica e manipolati con Photoshop.

Poco prima dell’inizio dell’allestimento di Astral Dreams Project, ho avuto il piacere di realizzare una breve intervista a Jack Davies e Mina Arcana, per esplorare meglio come l’idea di promuovere l’arte italiana sia nata.

Ecco il video.

Riferimenti

Astral Dreams Project

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“Salt” the recent artistic tasting of Eliza Wierwight in Second Life

SALT in Second Life

Salt strikes me, to the point of feeling physical pain. I think it is a “taste” of the suffering of the artist who created the installation, or a tribute to the gender suffering that Eliza gives through the realization of an elaborate artistic metaphor.

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Sleeping pains, a daily humiliation concealed behind a roundup of flattery. The sweetness of those who do not have the strength to react, the naivety of those who do not see the evil of their own torturer.

Why is the man so afraid of the Woman?

Of that woman whom he should love, of that same woman who loves him unconditionally, despite the animal that hides inside him.

Salt talks about gender violence, a concept that, from women, we can extend to any type of gender, to any social “different.

Salt in Second Life
Salt in Second Life

The different that frightens, the different that anger, the differences that we hate and love at the same time.

Salt is an artistic installation challenging to visit, not in a physical sense, of course, but emotional. Instinctively, by visiting the various “tasting rooms,” my mind traces all the bitterness, suffering, humiliation, shame and anger of the Woman, considered (still too often) the animal to be possessed, to be shown and to be available at will. This is because the Woman loves unconditionally, that is, regardless of the defects of her man. And this is precisely one of the reasons why the man, convinced that she will bear anything, goes so far as to kill her, without restraint, without remorse, as if it were his right to dispose (also) of her life.

Salt in Second Life
Salt in Second Life

The artist Eliza Wierwight, author of the installation, has provided an introductory notecard that, I think intentionally, reveals very little of the high “emotional boulder” that her artistic path represents. She speaks of “tasting,” she uses this term many times during the presentation of the Gallery because she seems to want to suggest that Salt should be tasted with greed as it is done with a delicious dish and intense flavors.

However, I can not follow this suggestion of the artist, and I am forced to taste small morsels because I am not able to “bear the emotional burden.”

It is no coincidence that the author, in one of her artistic environments, guests Marilyn Monroe, the emblem of the Woman loved and hated by men. She represents the symbolic image of the woman who, elegantly, pretends not to see, pretends not to understand, pretends to be “stupid” in order not to enter into open conflict with Man (whoever he is, I am not referring to a particular person). Someone could say… the image of the Woman who does not make herself respected. Of course, that’s not all, but not only! Even the naivety of the Woman who believes her love is enough for both and is able to overcome every aberration, every prevarication, every humiliation.

Salt in Second Life
Salt in Second Life

I don’t know if this sharp pain has also been endured by the artist, she speaks in the notecard of a significant cathartic effect that this installation had on her.

Visiting the installation, I felt that energy of trauma and vicissitudes, of disappointment and humiliation.

Salt is the most emotionally engaging art installation I have visited so far.

References

“Salt” by Eliza Wierwight in Second Life

ITALIANO

 

Salt mi colpisce, al punto tale da avvertire un dolore fisico. Credo che sia un “assaggio” della sofferenza dell’artista autrice dell’installazione, oppure un tributo alla sofferenza di genere che Eliza dà attraverso la realizzazione di una complessa metafora artistica.

Dolori sopiti, una umiliazione quotidiana celata dietro una carrellata di lusinghe. La dolcezza di chi non ha la forza di reagire, l’ingenuità di chi non vede il male del proprio aguzzino.

Perchè l’uomo ha così tanta paura della Donna?

Di quella donna che dovrebbe amare, di quella stessa donna che lo ama incondizionatamente, nonostante l’animale che si cela dentro di lui.

Salt parla della violenza di gender, un concetto che, dalla donna, possiamo estendere a qualunque tipo di gender, a qualunque “diverso” sociale.

Salt in Second Life
Salt in Second Life

Il diverso che fa paura, il diverso che fa rabbia, quel diverso che odiamo e amiamo al tempo stesso.

Salt è una installazione artistica difficile da visitare, non in senso fisico, ovviamente, ma emotivo. Istintivamente la mia mente ripercorre, attraverso la visita nelle varie “stanze di degustazione” tutta l’amarezza, la sofferenza, l’umiliazione, la vergogna e la rabbia della Donna, considerata (ancora oggi troppo spesso) l’animale da possedere, da mostrare e di cui disporre a proprio piacimento. Questo perchè la Donna ama incondizionatamente, cioè a prescindere dai difetti del suo uomo. Ed è proprio questa una delle ragioni per cui l’uomo, convinto che lei sopporterà qualunque cosa, si spinge sino al punto di ucciderla, senza ritegno, senza rimorso, come se fosse un suo diritto disporre (anche) della sua vita.

Salt in Second Life

L’artista Eliza Wierwight, autrice dell’installazione, ha messo a disposizione una notecard introduttiva che, credo intenzionalmente, rivela ben poco del grande “macigno emotivo” che il suo percorso artistico rappresenta. Lei parla di “degustazione”, usa questo termine molte volte durante la presentazione della Galleria, perchè sembra voler suggerire che Salt va gustata con avidità così come si fa con un piatto molto saporito e dai sapori decisi.

Tuttavia io non riesco a seguire questo suggerimento dell’artista, e sono costretta ad assaggiare a piccoli bocconi perchè non sono in grado di “sopportarne il peso emotivo”.

Non è un caso che l’autrice, in uno dei suoi ambienti artistici, ospiti Marilyn Monroe, l’emblema della Donna amata-odiata dal sesso maschile. Ella rappresenta l’immagine simbolo della donna che, elegantemente, finge di non vedere, finge di non capire, si finge “scema” per non entrare in aperto conflitto con l’Uomo (chiunque egli sia, non mi riferisco a una persona in particolare). Qualcuno potrebbe dire… l’immagine della Donna che non si fa rispettare. Certo, anche questo, ma non solo! Anche l’ingenuità della Donna che crede il suo amore basti per entrambi e che sia in grado di oltrepassare ogni aberrazione, ogni prevaricazione, ogni umiliazione.

Salt in Second Life
Salt in Second Life

Non so se questo dolore pungente sia stato sopportato anche dall’artista, lei parla nella notecard di un  importante effetto catartico che questa installazione ha avuto su di lei.

Visitando l’installazione io ho avvertito quella energia di trauma e vicissitudine, di delusione e umiliazione.

Salt è l’installazione artistica più coinvolgente sul piano emotivo che ho visitato sinora.

Riferimenti

“Salt” a cura di Eliza Wierwight in Second Life

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