That’s why I am not “social”

There was a time when socialization was a fundamental part of my life, even though I always cut out time spaces that were the only mine, small moments to catch my breath and get back in touch with myself. LEGGI IN ITALIANO There was a time when laughing with people was part of ordinary life, made up of play and cooperation. Then time passes, people change, you change. Because we can tell each other what we want, but the truth is that if the context in which we live changes, we mute with him. And the context has changed, it has changed for sure. With the advent of social media, all communication has changed radically. We had to keep up with the times, not to be cut off from the world, out of global information. We reinvented ourselves within platforms of which we knew nothing, and we became regular users. I have always been a communication lover, also because it would be unthinkable for a lawyer not to be able to communicate. Seeing the developments that communication has known over the years has been interesting, I deepened the way news “runs on the wire” of the network, understanding and making my own the best communication techniques. I’m tired today. I am tired of a communicative context now considered standard in which there is no visual contact with the other, in which I can not hear the infinite shades of expression of the voice, tired of the endless conflict situations in which the echo chambers feel entitled to offend for no reason, except to give themselves a minimum of visibility (which I can not get otherwise). The community of Second Life® on Facebook is no exception; there are socialization known groups of echo chambers that attack the target on duty to make him lose his temper and bring him to angry responses, thus causing damage to his image. Yes, because while keyboard bullies have nothing to lose (their image has ruined in the bud), good people suffer damage when they fall into the trap. Then what’s the best way? Ignore, of course. Even the worst provocations. Some time ago I read a book on the best techniques for managing anger, and I had fun with a little trick to calm down instantly: the method of the “cow in the parking lot.” One of the most conflictual situations we encounter in our daily lives is when someone incorrectly “steals our parking space,” the free place we were the first to see. Anyone would be angry, also because finding another one is often a real feat. Understanding why we get angry helps us to understand how to overcome anger. We get angry because we think that the other person, whom we see as our fellow man, has “screwed” us over and damaged us at the same time. However, the other is not our kind, because we would not have this behavior. So, it helps to understand this and the book I read proposed an exciting exercise: imagine that the parking thief is actually… a cow. The cow in the parking lot. I remember that the first time I put this trick into practice, I burst out laughing! The echo chambers then become a flock of goats: would you be angry with a goat? I don’t think so. Understanding this helps not to lose your temper, to live better and not to get involved in unhealthy communicative contexts. Because we can say what we want, but the truth is that posting conversations that are years old, as some of these echo chambers do, and of which only a few screenshots have been preserved, “forgetting” to also guard the parts of discussion that have led to a certain type of response… is animal-like. He doesn’t deserve any consideration. That’s that. Perchè non sono “social” C’è stato un tempo in cui la socializzazione era una parte fondamentale della mia vita, nonostante che mi sia sempre ritagliata degli spazi di tempo solo miei, piccoli momenti per riprendere fiato e ritornare in contatto con me stessa. C’è stato un tempo in cui ridere in compagnia era parte di una normale quotidianità, fatta di gioco e complicità. Poi il tempo passa, la gente cambia, tu cambi. Perché possiamo raccontarci quello che vogliamo, ma la verità è che se il contesto in cui viviamo muta, noi mutiamo con lui. E il contesto è cambiato, eccome se è cambiato. Con l’avvento dei social tutta la comunicazione è cambiata in maniera radicale. Abbiamo dovuto stare al passo coi tempi, per non essere tagliati fuori dal mondo, fuori dalla informazione globale. Ci siamo reinventati all’interno di piattaforme di cui non sapevamo nulla e ne siamo diventati assidui fruitori.  Sono sempre stata amante della comunicazione, anche perché sarebbe impensabile per un avvocato non essere in grado di comunicare. Vedere gli sviluppi che la comunicazione ha conosciuto negli anni è stato interessante, ho approfondito il modo in cui una notizia “corre sul filo” della rete, comprendendo e facendo mie le migliori tecniche comunicative. Oggi posso dire di essere in grado di diffondere le notizie che mi interessano in modo efficace sui social senza usare pubblicità a pagamento, di saper comunicare usando il testo in modo pacato anche nei contesti più ardui, di essere in grado di usare l’ironia per smorzare i toni quando la situazione si fa grigia… e molto altro. Oggi… sono stanca.  Sono stanca di un contesto comunicativo ormai considerato normale in cui manca il contatto visivo con l’altro, in cui non posso sentire le infinite sfumature espressive della voce, stanca delle infinite situazioni conflittuali in cui gli echo chambers si sentono in diritto di offendere senza ragione, se non quella di darsi un minino di visibilità (che non sono in grado di ottenere altrimenti). La comunità di Second Life® su Facebook non fa eccezione, vi sono gruppi ormai noti di echo chambers che attaccano il target di turno per fargli perdere le staffe e portarlo a risposte rabbiose, provocandogli così un danno di immagine. Eh sì, perché mentre i bulletti da tastiera non hanno nulla da perdere (la loro immagine è rovinata sul nascere), le brave persone subiscono un danno nel momento in cui cadono nella trappola. Allora qual è la strada migliore. Ignorare, ovviamente. Anche le peggiori provocazioni.  Tempo fa lessi un libro sulle migliori tecniche per gestire la rabbia e mi divertì un piccolo trucco per calmarsi all’istante: il trucco della “mucca nel parcheggio“. Una delle situazioni maggiormente conflittuali e che si incontra nel quotidiano è quando qualcuno, scorrettamente, ci “ruba il parcheggio”, il posto libero che noi avevamo visto per primi. Chiunque si arrabbierebbe, anche perché trovarne un altro è spesso una vera impresa. Comprendere il motivo per cui ci infuriamo serve a capire come superare la rabbia. Ci arrabbiamo perchè pensiamo che l’altra persona, che vediamo come un nostro simile, ci ha “fregato” e contemporaneamente danneggiato. Tuttavia l’altro non è un nostro simile, perchè noi non avremmo questo comportamento. Allora, aiuta capire questo e il libro che ho letto proponeva un esercizio interessante: immaginate che il ladro di parcheggio sia in realtà… una mucca. La mucca nel parcheggio, appunto. Ricordo che la prima volta che misi in atto questo trucco scoppiai a ridere! Gli echo chambers diventano allora un gregge di capre: ti arrabbieresti con una capra? Non credo. Capire questo aiuta a non perdere le staffe, a vivere meglio e non lasciarsi coinvolgere in contesti comunicativi malsani.  Perché possiamo dire quello che vogliamo, ma la verità è che postare conversazioni vecchie di anni, come fanno alcuni di questi echo chambers, e di cui si sono conservati solo alcuni screenshots, “dimenticandosi” di custodire anche le parti di discussione che hanno condotto a un certo tipo di risposta… è animalesco. Non merita alcuna considerazione. Punto. Ebbasta.